Zinaida Serebrjakova

Le Signore dell'Arte

Zinaida Evgen’evna Serebrjakova (traslitterazione anglosassone Zinaida Yevgenyevna Serebriakova)nasce a Lanceray, il 12 dicembre 1884. Zinaida Serebrjakova nacque nella tenuta di Neskučnoe nei pressi di Kharkov (l’attuale Charkiv, Ucraina) in una famiglia con una lunga tradizione nell’arte. Il nonno Nicholas Benois, era un celebre architetto, presidente della Società degli Architetti e membro dell’Accademia russa delle scienze.

Zinaida Serebrjakova

Lo zio, Aleksandr Nikolaevič Benois, era un famoso pittore, fondatore del gruppo artistico Mir iskusstva. Il padre, Yevgeny Nikolayevich Lanceray era un scultore di fama e la madre, sorella di Aleksandr aveva del talento per il disegno.
Uno dei fratelli di Zinaida, Nikolay Lanceray, era un abile architetto e l’altro fratello, Yevgeny Yevgenyevich Lanceray, ebbe un ruolo importante nell’arte russa e sovietica come pittore e grafico.
Nel 1900 si diplomò presso un liceo femminile ed entrò alla scuola d’arte fondata dalla Principessa Maria Tenisheva, fu allieva di Repin nel 1901, e dal ritrattista…

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Mary Cassatt

Le Signore dell'Arte

Nata a: Allegheny City 1844 (Pittsburgh, Allegheny County, Pennsylvania, Stati Uniti).
Morta in: Le Mesnil-Théribus (Oise, Picardie, Francia).
Conosciuta anche come: Mary Stevenson Cassatt.
Studentessa di: Charles Chaplin (1825-1891), Thomas Couture (1815-1879), Jean-Léon Gérôme (1824-1904), Paul Constant Soyer (1823-1903).

Contemporanea e amica degli Impressionisti, Mary Cassatt si distinse per lo stile complesso e strutturato e per una lucida introspezione pittorica.Figlia di un ricco uomo d’affari, discendente degli Ugonotti francesi scappati in America a metà del Seicento, Mary Cassatt mostra, sin da giovanissima, la sua predisposizione per il disegno.Nel 1861, si iscrive ad un corso di pittura, presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, che la introduce alle basi del disegno e della pittura.Terminati gli studi, spinta dall’esigenza di esplorare altrove l’universo artistico, si trasferisce a Parigi, fulcro del dibattito artistico europeo. Qui, nel 1877, Mary incontra il pittore Edgar Degas che la introduce nei circoli culturali e artistici…

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Elisabeth Louise Vigée Lebrun

Elisabeth Louise Vigée eredita la passione artistica dal padre Louis, apprezzato pastellista che muore quando lei è ancora adolescente. La sua formazione comprende lezioni di paesaggio ricevute da Joseph Vernet e una fase di apprendistato presso Jean Baptiste Greuze, ritrattista i cui toni sentimentali influenzano l’allieva. Il talento di Elisabeth si manifesta già intorno ai quindici anni, fruttandole diverse commissioni. Grazie alla propria arte la giovane contribuisce al bilancio familiare e frequenta il bel mondo, conquistandosi con grazia e spirito il favore di diverse grandi dame, tra le quali la duchessa di Chartres.

Autorittratto 1782

Queste presentazioni la introducono a Corte presso Maria Antonietta d’Asburgo, consorte del Re di Francia.
Nel 1775 Elisabeth sposa Jean-Baptiste-Pierre Le Brun, mercante d’arte intraprendente e sregolato. Oltre a essere proprietario di una notevole collezione d’arte, che fornisce alla giovane pittrice il modo di esercitarsi nella copia dalle opere antiche, egli si prende cura dell’attività della moglie; ma sono soprattutto il fascino e il garbo di Elisabeth a conquistarle la benevolenza della regina, che sarà la sua committente più sollecita fino allo scoppio della Rivoluzione Francese: a quel punto la pittrice si rifugerà all’estero per dodici anni con la figlia, mentre il marito dilapiderà in patria tutti i loro beni.
L’epoca di Maria Antonietta verrà ricordata da Elisabeth, anche negli anni dell’esilio, come un periodo assai favorevole per le donne. Elisabeth Vigée Lebrun tiene a casa propria un cenacolo vivace, venendo a sua volta invitata da donne di spirito come M.me du Barry o M.me de Staël. Questa consuetudine prosegue la tradizione dei salotti letterari; in essi, già da oltre un secolo, donne di particolare vivacità o prestigio avevano acquistato visibilità e costruito relazioni significative.
I salotti settecenteschi, in particolare, diventano scuola di pensiero e talora giungono ad individuare alcune linee di genealogia femminile, assumendo come riferimento simbolico le donne più famose del passato. Nei salotti si dibatte anche di costume e buone maniere; le dame auspicano addirittura una riforma del linguaggio parlato e scritto, con l’obiettivo di conformarlo a modi gentili, arguti e civili.
Dal punto di vista politico Elisabeth Vigée Lebrun è una donna schierata: grazie al proprio talento perviene ad una situazione di privilegio, frequentando sovrani e cerchie esclusive. In sintonia con la sua regina, concepisce l’esistenza secondo una visione idealizzata rispetto alla realtà quotidiana.
Il lavoro di Elisabeth, magnifica ritrattista, è ricercato ovunque e le fonti la dicono infaticabile. Ammessa nell’Accademia grazie alla protezione della regina, nel proporsi è costretta comunque – come del resto accade anche all’altra concorrente Adelaide Labille Guiard – ad accreditare il proprio lavoro: mentre è sufficiente che gli altri artisti, per essere ammessi, presentino una scelta di opere attraverso un buon referente, alle due pittrici viene chiesto di lavorare di fronte a dei testimoni, in quanto non si crede al fatto che le opere consegnate siano proprio create da donne.
Ma nei secoli la produzione di Elisabeth Vigée ha una sorte migliore rispetto a quella della pur famosa collega, di cui rimangono pochissime testimonianze; fortunatamente l’opera di Vigée ci è giunta in gran parte. Ciò si deve anche ai suoi scritti che hanno permesso, contenendo precise informazioni su ogni lavoro, il riconoscimento e la conservazione di quasi tutte le opere. Tra queste spicca l’alto numero di autoritratti, che rimandano l’immagine di una donna consapevole di sè e della propria raffinata bellezza.

Maria Antonietta Regina di Francia 1783


Molti critici oggi rimproverano a Vigée un’eccessiva concentrazione su se stessa, eppure è proprio questa che ha salvato la sua opera dalla dispersione. Elisabeth lascia un diario nel quale cataloga e commenta almeno novecento opere; la prosa elementare ed imperfetta svela quale istruzione di base, nel Settecento, sia riservata ad una donna di categoria non certo infima; tuttavia il testo ricostruisce un intero clima culturale e permette di seguire la formazione artistica ed intellettuale della pittrice. Di lei resta anche un altro scritto, ancora più prezioso dal punto di vista pedagogico: una sorta di vademecum destinato a una nipote, ricco di suggerimenti volti ad orientarla nel mondo dell’arte. (Elisabeth Vigée-Lebrun, Conseils pour la peinture du portrait, 1869, in Anne Lafont (dir.), Plumes et Pinceaux. Discours de femmes sur l’art en Europe (1750-1850) — Anthologie, Dijon, Presses du reel/INHA (Sources), 2012)
Sotto l’aspetto stilistico Elisabeth individua diversi modelli che assimila e rielabora: Raffaello per la resa degli affetti, la scuola fiamminga per le proporzioni, la varietà di toni delle allegorie, la brillantezza cromatica. La pittrice impara da Rubens i modi in cui la luce si diffonde da fonti contraddittorie su superfici diverse, mentre eredita da Van Dick la precisione nell’esplorare le fisionomie e i dettagli.
I contemporanei di Elisabeth le tributano lodi, ma anche critiche in quantità; per esempio giudicano disonorevole il fatto che lei, essendo donna, descriva delle nudità. Essi si appellano allo stesso moralismo rintracciabile nelle trattatistica del tempo, che invita le artiste a dedicarsi al settore decorativo più che allo studio dal vero. Ma Vigée non rinuncia al tema del nudo e sostituisce la conoscenza della scienza anatomica con l’osservazione attenta dell’esterno del corpo. Anche la mancanza di studi prospettici è risolta attraverso l’intuizione, tramite la quale la pittrice rende efficacemente lo spazio. Quanto alle strutture compositive, l’artista le apprende autonomamente dai maestri del passato e ne inventa a sua volta di insolite e complesse.
Nel 1783 la corte critica nuovamente la pittrice perché ritrae Maria Antonietta in vesti ritenute dai conservatori troppo disadorne. Effettivamente Elisabeth Vigée dimostra sempre di preferire un approccio naturale alle cose. Questa scelta, apprezzata dalla sua regale committente, la induce a modificare le pose del ritratto tradizionale per cogliere la vivacità dell’istante. Anche negli autoritratti con la figlia, per esempio, la pittrice non si raffigura più come una madre seria e compunta, ma aderisce ad un modello più espansivo che in passato. Lo stesso abbigliamento di Vigée è sempre molto libero e morbido: le sue vesti bianche di linea classicheggiante anticipano lo stile impero; la sua acconciatura preferita evita le parrucche incipriate, proponendo riccioli vaporosi e raccolti fluidamente.
Qualcuno oggi rimprovera ad Elisabeth una lucentezza degli incarnati eccessiva ed innaturale, le pose leziose. Spesso la si accusa di trasmettere una visione edulcorata della realtà, fatta di figure eleganti, di panneggi setosi e di toni troppo morbidi, effetti di cui questa pittrice ha una padronanza virtuosistica. Generalmente nella sua produzione si preferiscono i ritratti maschili, che mostrano un piglio discretamente energico apprezzato perfino da J. L. David. Ma nella pittrice lo stile aggraziato prevale per motivi legati alla sua visione del mondo, tesa ad una società meno aggressiva e brutale di quella reale; la bella forma per Elisabeth esprime un mondo di relazioni basate sul garbo e sulla naturalezza, sull’arguzia degli spiriti più nobili. Si tratta di ideali discussi e formulati all’interno dei salotti letterari, vere fucine del cambiamento sociale interpretato dall’intelletto femminile: Elisabeth Vigée fornisce una sorta di argomentazione per immagini di questo modello di vita.

Autoritratto con la figlia Julie 1783

Mary Cassatt

Nata a: Allegheny City 1844 (Pittsburgh, Allegheny County, Pennsylvania, Stati Uniti).
Morta in: Le Mesnil-Théribus (Oise, Picardie, Francia).
Conosciuta anche come: Mary Stevenson Cassatt. 
Studentessa di: Charles Chaplin (1825-1891), Thomas Couture (1815-1879), Jean-Léon Gérôme (1824-1904), Paul Constant Soyer (1823-1903).

Contemporanea e amica degli Impressionisti, Mary Cassatt si distinse per lo stile complesso e strutturato e per una lucida introspezione pittorica.Figlia di un ricco uomo d’affari, discendente degli Ugonotti francesi scappati in America a metà del Seicento, Mary Cassatt mostra, sin da giovanissima, la sua predisposizione per il disegno.Nel 1861, si iscrive ad un corso di pittura, presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, che la introduce alle basi del disegno e della pittura.Terminati gli studi, spinta dall’esigenza di esplorare altrove l’universo artistico, si trasferisce a Parigi, fulcro del dibattito artistico europeo. Qui, nel 1877, Mary incontra il pittore Edgar Degas che la introduce nei circoli culturali e artistici del tempo, dove conosce il gruppo degli Impressionisti, ai quali si unisce.Mary si rivela, da subito, una collaboratrice decisamente preziosa per il gruppo, fornendo un valido supporto per la promozione delle opere impressioniste negli Stati Uniti.Grazie alle sue doti imprenditoriali, la pittrice arricchisce il mercato statunitense con opere di Manet, Monet, Morisot, Renoir, Degas e Pissarro.Come artista, Mary espone in quattro delle otto grandi mostre organizzate, a Parigi, dagli Impressionisti (1879, 1880, 1881 e 1886), ma rifiuta l’invito offerto per la quinta, nel 1882, per spirito di solidarietà verso l’amico Degas che non partecipa.Dagli Impressionisti Mary assimila l’interesse per la pittura che riproduce aspetti della vita quotidiana, invece che episodi ispirati al sentimentalismo tardo romantico, all’epoca tanto in voga.Ma al tema del paesaggio, molto amato dai suoi colleghi, Mary preferisce dedicare i suoi soggetti iconografici al tema materno della cura filiale.Una scelta tematica dettata dall’esigenza di enfatizzare, insieme al gratificante legame affettivo madre-figlio, l’impegno di quel rapporto privilegiato, la realtà gravosa di un compito che ricade, esclusivamente, sulla donna, naturalmente votata a ricoprire questa occupazione educativa.

The tea 1880

Ma i tratti salienti della sua pittura sono la semplicità e la chiarezza nella narrazione, la composizione rigorosa con le figure dalle linee morbide e leggere, la capacità evocativa.Le sue opere rappresentano una felice sintesi espressiva tra sensibilità, razionalità, acutezza e poesia che dà vita e risalto ad immagini pervase da un fulgido e romantico incanto. Una pittura di qualità legata alla poetica dell’Impressionismo in un idioma assolutamente personale. Non troppo tempo dopo il suo trionfo con gli impressionisti, Mary fu costretta a vendere alcuni suoi dipinti per curare la madre e la sorella che si erano ammalate dopo essersi trasferite a Parigi nel 1877. La sorella morì nel 1882, ma la madre guarì e Mary poté riprendere a dipingere dalla metà del 1880. Intanto lo stile di Mary si evolve, cominciando a distanziarsi dall’Impressionismo e dalla relativa esuberanza caratteristica del movimento, approdando ad uno stile più semplice e più diretto. Dopo la sua ultima mostra con gli impressionisti nel 1886, Mary non si identificò più con alcun movimento o scuola particolare, sperimentando da sola una notevole varietà di tecniche, dimostrando una versatilità presente in pochi dei suoi colleghi contemporanei. Nel 1891, esibì una serie di stampe colorate altamente originali, compresa la “Donna che si lava” ed il “Coiffure” ispirata dal lavoro dei grandi maestri giapponesi che aveva visionato l’anno prima a Parigi. Il 1890 fu un periodo di intensa attività e il più creativo per Mary che ha contrassegnato la sua consacrazione come modello per i giovani artisti americani che venivano in Europa a chiedere il suo parere sui loro lavori.Negli ultimi anni della sua vita, in America, la sua figura riceve consacrazione ufficiale, assurgendo al titolo di artista americana “più eminente”. Nel 1915, il diabete cominciò poco a poco a consumarle la vista e Mary dovette passare gli 11 anni restanti della sua vita nella cecità quasi totale, cosa che la lasciò amareggiata e insoddisfatta della crudeltà del destino che le aveva tolto la sua fonte più grande di piacere. Morì il 14 giugno 1926, nel suo caro paese, Chateau de Beaufresne in Mesnil-Theribus, Francia.

The child’s bath 1893
Corner lodge
At the theater 1879

Tamara Kvesitadze

Tamara Kvesitadze è un’artista e scultore georgiana. Nel 1968 Nato a Tbilisi, Repubblica di Georgia, Ha studiato presso il Dipartimento di architettura dell’Università tecnica di Tbilisi, Georgia.

È meglio conosciuta per la sua scultura “Man and Woman”, successivamente ribattezzata “Ali and Nino”, progettata nel 2007 e installata sul lungomare di Batumi, in Georgia dal 2010. Il cambio di nome è collegato a Ali e Nino, un romanzo del 1937 su una storia d’amore tra un ragazzo musulmano azerbaigiano e una ragazza georgiana cristiana a Baku dal 1918 al 1920.

Statue mobili di Ali e Nino
Reptilia
Red

Marlene Dumas

Marlene Dumas è un artista sudafricano, nato a Città del Capo nel 1953. Durante la sua infanzia ha vissuto in Kuilsrivier, Sud Africa, dove la sua lingua madre Afrikaans parlare. Si è laureato in Arti visive presso l’Università di Città del Capo nel 1975.

Ha ricevuto una borsa di studio di due anni e si è trasferito nei Paesi Bassi, diventando arte nella sua forma di espressione. Dal 1976 al 1978, ha insegnato presso Ateliers ’63, Haarlem e altri istituti olandesi. Si è dedicato a rappresentare scene o figure provenienti da archivi di proprie fotografie, giornali e riviste. Le sue opere sono ritratti autentici della privacy in piccoli formati, caratteri spogliati del loro ambiente pubblico, sempre con l’identità critiche políticas.Sus o pezzi figurativi sono trappole che provocano inquietudine, un linguaggio del movimento che si manifesta in ogni figura. Disegna con insistenza e volti ambiguità di bambini e adulti vivi, ma anche morti. Dumas è un’interpretazione grafico, ma sempre con scarabocchi selezionati o evidenziati, creando il senso di tutti i colori, come proposto nel suo gioco “in attesa” di 1988.Las opere prodotte più di trenta anni di esperienza, sono stati presentati in una retrospettiva tra il 2007 e il 2009 denominato “Relazioni intime”.

Naomi

Si è inizialmente riconosciuto in Giappone per la prima volta in Sud Africa, per finire nei musei d’arte a New York, Los Angeles e Houston.Marlene Dumas nel 1998 ha ricevuto il Premio Sandberg, insieme ad altri premi tra cui il Premio d’Arte Contemporanea Coutts e il principe Bernhard. Nel 2010 l’Università di Rodi Grahamstown, in Sud Africa, gli ha conferito un dottorato ad honorem dalla Facoltà di Lettere e filosofia e nel 2011 ha ricevuto il Rolf Choque Prize. Le sue creazioni fanno parte delle collezioni di istituzioni e musei internazionali, come il Centre Pompidou di Parigi o la Tate Gallery, alcuni dei quali conservano i loro pezzi. Ha iniziato ad esporre nel 1978 allo Stedelijk Museum, Amsterdam, Basilea ha continuato a Documenta 7 nel 1982. La sua prima mostra personale è stata nel 1983 e un anno dopo presso il Museo Centrale del Utrecht.Presentó loro serie con i collage, opere e testi la sua paternità “Ons Land Licht Lager dan de Zee”, ma fu nel 1985 quando espose i suoi dipinti “Occhi delle creature della notte”. Dumas parla dei suoi pezzi in “niente di dolce” con nomi sorprendenti, testi e comentarios.Participó nella mostra d’arte europea presso la Tate Gallery di Londra nel 1987. Il suo lavoro è conosciuto in Europa e in America nel 1989 con il suo spettacolo ” la questione della rosa umano”, che è stata seguita da Documenta 9 nel 1992.

The Widow 2013

Con artisti contemporanei come Gerhard Richter Der Spiegel era parte di zerbrochene nel 1993, e anche esposto a Londra nel Frith Street Gallery noto con Thomas Schüttey Juan Muñoz. Ha rappresentato l’Olanda alla Biennale di Venezia nel 1995 insieme ad altre due donne, María Roossen e Marijke van Warmerdam. Ha partecipato a importanti mostre di pittura collettiva in Africa e in altri paesi, con “La pittura al bordo del mondo” nel 2001 e “La pittura di vita moderna” nel 2007. L’ultimo decennio ha eccelso esporre in città come Chicago, Venezia, Tokyo , Parigi o New York tra gli altri. Dumas è definito come “collezionista di immagini”. Campioni come “Models” a Salisburgo e “Suspect” a Venezia, presentano immagini di pubblicità, modelli, cadaveri e oggetti che diventano uno spettacolo. Raggruppati in categorie, le loro opere sono nature artificiali, parodie, decostruzioni o commenti, che sono disegnati e dipinti in acquerello o tempera. Uno dei suoi pezzi è stato venduto per $ 2 milioni, dal titolo “Mia madre prima che lei è diventata la mia madre” nell’anno 2011.Actualmente ha fissato la sua residenza ad Amsterdam, Paesi Bassi, dove continua il suo lavoro artística.Marlene Dumas presenta sotto il titolo “l’immagine come Burden” dal settembre 2014 al gennaio 2015 lo Stedelijk Museum di Ámsterdam.Es un grande pittore e artista, sottolineando il corpo umano e il valore psicologico, pittura persone dalla nascita fino alla morte. Il ciclo della vita manifesta le sue idee sul sociale, sessuale o razziale. Conserva le apparenze senza concludere, con tratti di disegni leggeri, quasi nascosti, forse drammatici. Dumas esprime immagini prese in prestito, rendendole confuse all’interno di un terreno oscuro. I titoli delle sue opere comprendono il suo design grafico e il suo linguaggio esplicito, in cui il ritratto di solito funziona, oltre al nudo che arrossisce quando contempla le sue figure espressive. Marlene Dumas dice della sua arte: “ciò che è in gioco … non è il medium artistico o il suo soggetto, ma la motivazione degli artisti, che sono diventati sospettosi”.

Mandela 2008















Olga Rozanova

Olga Rozanova era la figlia di un dipendente pubblico. Era la più giovane di tre figli. All’età di dieci anni si trasferì a Vladimir con la sua famiglia ed entrò in una palestra femminile. Dopo la laurea si è trasferita a Mosca e si è trasferita sulla terza via Tverskaya-Yamskaya.

Olga Rozanova

Ha iniziato i suoi studi presso la Scuola di pittura e scultura di A. P. Bolshakov in Myasnitskaya Street. Dal 1907 al 1910 ha frequentato la scuola di arte industriale Stroganov e la scuola di pittura e disegno K. F. Yuon e I. O. Dudin come studente noncritico. Trascorre le vacanze estive a casa dei suoi genitori a Vladimir. Ha anche visitato San Pietroburgo, dove ha incontrato diverse figure importanti dell’avanguardia russa: l’artista e compositore Mikhail Matyshin, l’artista e scrittrice Elena Guro e i poeti Velimir Khlebnikov e Aleksey Kruchenykh. Rozanova ha iniziato a frequentare le riunioni dell’Unione della gioventù. Ha continuato a diventare membro permanente dell’Unione e dal 1910 ha sempre mostrato le sue opere nelle sue mostre.

Nel 1911 Rozanova si trasferì a San Pietroburgo e iniziò a studiare alla scuola di pittura e disegno di Elizaveta Zvantseva. Nel 1913 creò le illustrazioni per l’antologia futurista Rykayushchiy Parnas (“Parado Roaring”) e un poster per l’opera Victory over the Sun. Un anno dopo incontrò F. T. Marinetti, il leader dei futuristi italiani. Visitò San Pietroburgo e invitò Rozanova a partecipare alla Mostra Internazionale del Futurismo a Roma lo stesso anno. Per quella mostra ha inviato quattro dipinti e due libri illustrati. Ha anche lavorato a illustrazioni per libri di Kruchenykh Chort i Rechetvortsi (“Il diavolo e i loghi”) e Stikhi Mayakovskogo. Vypyt (“La poesia di V. Majakovskij, estorsione”). Nel 1914 Rozanova prese parte ad una mostra intitolata Women Artists for the Victims of War, dove per la prima volta mostrò la sua arte applicata. Nel 1915 e 1916 partecipò a Tramwai V e 0,10 mostre a Pietrogrado. Ha anche terminato Voina (“War”), un album di incisioni su linoleum con poesie di Kruchenykh. Rozanova fu anche invitato a far parte della società artistica Bubnovy Valet (“Jack of Diamonds”). Prese parte alle sue mostre nel 1916 e nel 1917.

Nel novembre 1916 Rozanova si trasferì a Mosca. Lei e Kruchenykh pubblicarono libri di poesia sperimentale Balos e Nestrochie. Nel 1917 Rozanova fu uno dei fondatori della società Supremus. È stata eletta segretaria della società e il comitato di redazione dell’omonima rivista.

Flight of an airplae 1916

Nel 1918 Rozanova lavorò alle decorazioni stradali di Mosca per il 1 ° maggio (Festa dei lavoratori). Ha anche partecipato alla prima esposizione dei pittori dell’Unione professionale di Mosca. Ha anche creato una sezione industriale presso il Dipartimento di Belle Arti del commissariato nazionale dell’educazione (Narkompros). È stata eletta a capo del laboratorio di formazione dei First State Free Studios. Ha anche disegnato striscioni e slogan per l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

Ritratto della sorella 1911

Nel novembre 1918 Olga Rozanova morì di difterite nell’ospedale Soldatenkovskaya.

Le opere di Rozanova sono state esposte in numerose mostre di arte russa in Russia e in altri paesi, tra cui la Prima Esposizione Russa d’Arte presso la galleria Van Diemen (Berlino, 1922) e mostre come l’Arte Contemporanea Russa al Museum of Modern Art (New York, 1925), i quindici anni di arte di sinistra al Museo della cultura pittorica (Mosca, 1927), Parigi – Mosca al Centro Pompidou (Parigi, 1979) e Le Amazzoni dell’avanguardia russa nella Galleria Tretyakov di Stato ( Mosca, 2000). Le retrospettive delle opere di Rozanova sono state organizzate presso la sala espositiva dell’Unione degli artisti a Mosca (1991), il Museo statale russo a San Pietroburgo e il Museo d’arte della città di Helsinki (entrambi nel 1992).

The workbox 1915

La vita di Olga Rozanova è stata tragicamente breve – ha dedicato solo 8 anni all’arte. Ma quegli anni furono estremamente produttivi: dal 1911 al 1914 lavorò per l’Unione della Gioventù, nel 1916 e nel 1917 fu membro della società Bubnovy Valet (“Jack of Diamonds”) e nel 1917 e 1918 fu membro della Supremus. Il suo lavoro è indissolubilmente legato alla storia delle prime avanguardie russe – dai suoi inizi come movimento clandestino negli ambienti artistici di Mosca e San Pietroburgo ai suoi tentativi di diventare arte ufficiale a sostegno del governo bolscevico. Ha contribuito allo sviluppo di quasi tutte le idee artistiche in voga negli anni ’10 in Russia: il cubismo, il futurismo, il primitivismo e il suprematismo.

Proprio come molti suoi contemporanei, Rozanova ha lavorato in vari campi: pittura per cavalletti, arti grafiche, illustrazione di libri e arti applicate.

Opere di Olga Rozanova possono essere viste in molti musei, tra cui il Museo statale russo a San Pietroburgo e la Galleria statale Tretyakov a Mosca.

Ritratto di A. Rozanov 1912

Maria Sibylla Merian

Maria Sibylla Merian Sembra che Sibylla non fosse stata né bella né tanto allegra; ma era cocciuta e molto dotata, al punto di diventare una delle più grandi ricercatrici e disegnatrici di insetti e farfalle di tutti i tempi.


Quello che affascina di più nella sua opera è il suo procedere tra l’osservazione rigorosa e dettagliata e la sua registrazione con mezzi grafici (penna, acquerello, punta secca) di ogni dettaglio percepito, descrizione che precede quelle conclusioni scientifiche di cui saranno più tardi testimonianza le sue pubblicazioni. Non esiste modo più profondo per la conoscenza di un oggetto che disegnarlo dopo averlo osservato e, viceversa, solo la perfetta conoscenza dell’oggetto può generare un disegno perfetto.
In un’epoca ostile al lavoro e allo sviluppo intellettuale delle femmine, solo una donna talmente determinata e paziente poteva affrontare le imprese editoriali, il viaggio nell’America del Sud, la vita frugale nella setta dei labadisti, la stesura dei suoi preziosi volumi illustrati, il lavoro di madre, casalinga, imprenditrice, scienziata e artista oppressa dalle ristrettezze economiche che l’hanno perseguitata fino alla morte, nonostante la fama raggiunta.
Sibylla nasce in una famiglia di pittori, incisori e calcografi di religione calvinista. Suo padre è il famoso incisore di vedute Matthaeus Merian il Vecchio, che muore quando Sibylla ha tre anni. La madre si risposa con il pittore di fiori Jakob Marrell.


Francoforte è in quegli anni teatro di grandi movimenti commerciali e culturali, capitale dell’editoria, e centro importante per il commercio della seta; è un’epoca di grande entusiasmo per la scienza e di intensi scambi con il resto del mondo. La guerra dei trent’anni è appena finita.
Nella sua prima giovinezza Sibylla ha accesso alle più belle collezioni di fiori e farfalle, frequentando i ricchi giardini che sono il passatempo dell’alta borghesia della sua epoca e della sua città, e vive tra i fratellastri e il patrigno, tutti artisti, che presto si accorgono del suo talento. È ancora una bambina quando ruba un tulipano, preziosissima rarità esotica al centro di una vera e propria mania, solo per disegnarlo.
La frequentazione dei laboratori del padre incisore e del patrigno pittore, il contatto con i fratellastri e gli apprendisti aiutano Sibylla ad apprendere precocemente tante tecniche grafiche, incisorie e pittoriche. Inoltre frequenta una scuola, fatto raro tra le sue coetanee: le donne della sua famiglia non sono molto colte e nessuno dei parenti conosce il latino.
A 13 anni si fa dare qualche baco da seta e raccoglie le foglie di gelso per allevare il bombyx mori e poterne osservare la metamorfosi da bozzolo a farfalla. Presto raccoglie altri bruchi, li nutre e vede nascere altre farfalle, molto più belle di quella biancastra del bruco di seta. Per la credenza popolare della sua epoca (e di sua madre) bruchi e farfalle erano esseri abominevoli o addirittura diabolici e gli insetti segni dell’ira di dio. La chiesa cattolica consigliava degli esorcismi contro la piaga degli insetti, altri credevano che le farfalle fossero streghe trasformate che rovinavano panna e burro (“butterfly”).


Sibylla spiegava che i bruchi nascevano dalle uova deposte dalle farfalle, e le farfalle dalle crisalidi, tesi assurda e pericolosa secondo sua madre e le persone del suo ambiente.
Il primo libro di Sibylla non sarà dedicato ai bruchi bensì ai fiori.
Dopo un apprendistato dall’adorato pittore di fiori Mignon, nel 1664 si sposa con Johannes Andreas Graff e nel 1668 nasce la loro prima figlia, Johanna Helena. Si trasferiscono a Norimberga, la città del marito. Finalmente Sibylla vive in una casa sua. Ma il marito guadagna poco e lei deve mantenere quasi da sola tutta la famiglia. Nasce la seconda figlia, Dorothea Maria, nel 1678, proprio quando sta uscendo un nuovo libro.
Sibylla apre una scuola di pittura e ricamo per ricche signore; essa stessa ricama e dipinge stoffe preziose per le case dei benestanti, comincia a imparare il latino e continua a studiare e raccogliere bruchi. Ha 28 anni quando esce la prima parte del suo libro sui fiori (edito da suo marito), con incisioni dai suoi acquerelli, come campionario per le signore ricamatrici. Seguono le parti II e III nel 1677 e nel 1680. Per mantenersi, oltre all’insegnamento, avvia un commercio di colori e attrezzi per la pittura.
A Norimberga esce anche il suo libro sui bruchi, in due parti (1679/83), in tedesco, che inizia con la descrizione del baco da seta, forse un espediente utile per togliere un po’ di timori e superstizioni legati ai bruchi parlando dell’origine dei tessuti nobili, ammirati da tutti. Il titolo è La metamorfosi meravigliosa dei bruchi e il loro curioso nutrimento floreale.
È un libretto piccolo, molti esemplari sono in bianco e nero affinché possano avere un costo, e quindi un prezzo, più bassi.

Korallenbaum


Su ognuna delle 50 tavole si vedono i vari stadi di sviluppo degli insetti e la dipendenza dalla pianta ospite scelta da loro per nutrirsi. È un lavoro importante per lo sviluppo dell’entomologia, perché frutto dell’osservazione dal vero e quindi più dettagliato di altre opere sull’argomento, come per esempio quella dell’Aldovrandi (1602) o di Francesco Redi (1668), da lei sicuramente conosciute. Le descrizioni e spiegazioni di Merian in tedesco sono vivaci, le piace infatti utilizzare immagini e paragoni provenienti della vita quotidiana.
Sibylla lavora moltissimo. Marito e moglie non vivono in armonia. Inoltre sono di due fedi diverse, lui luterano, lei calvinista. Muore il patrigno di Sibylla e lei, secondo le leggi dell’epoca, non può regolare l’eredità se non attraverso il marito. Così tutta la famiglia ritorna a Francoforte. Ma poco dopo Sibylla decide di trasferirsi nella comunità dei labadisti – pietisti di Wieuwerd nella Frisonia olandese, dove già vive il suo fratellastro Caspar Merian. Il marito accompagna lei e le figlie, ma ritorna subito dopo. Quella vita severa, ispirata agli ideali dei primi cristiani, non lo attira e il rapporto con la moglie sembra ormai compromesso. Invece sono proprio i lavori umili, l’abbigliamento sobrio, la rinuncia ad ogni proprietà, ma la parità di diritti tra uomo e donna, che convincono e appagano Sibylla. Non le è consentito fare lavori “artistici” – considerati attività futili che danno piacere – ma le permettono la ricerca su insetti e rane in quanto utile per la scienza. Così studia le collezioni e i libri del castello in cui si trova e continua a studiare latino. Nel frattempo, la sua collezione di disegni e insetti rimasta a Francoforte riceve la visita di Leibniz, che ne aveva sentito parlare. Nel 1686 muore il suo fratellastro. Il marito tenta un ultimo riavvicinamento, ma pare che non venga neppure ricevuto. Così nel 1692 chiede e ottiene dalla città di Norimberga il divorzio, con la motivazione: “moglie scappata dai labadisti”.


Dal 1690 la setta comincia a sciogliersi, dopo la morte del suo benefattore Sommeldijk, governatore del Suriname, che aveva prestato il suo castello di Walta (Wieuwerd) alla comunità. Sibylla se ne allontana, anche perché desidera dare un’istruzione migliore alle sue figlie. Così si trasferisce ad Amsterdam, per lei un gradito ritorno in una grande città di alto livello culturale, scientifico e commerciale.
Come autrice del libro sui bruchi ha facile accesso a tutte le collezioni di farfalle e insetti, alle serre, alle aranciere e ai giardini dell’alta società. Ad Amsterdam arrivano quotidianamente novità esotiche, trasportate dalle navi delle compagnie delle Indie occidentali e orientali e, con i legni e le spezie, arrivano colori, piante e appunto farfalle meravigliose.
La conoscenza di molti studiosi, tra cui Caspar Commelin, direttore del giardino botanico della città, diventa utile per i suoi studi e contatti. Sibylla incontra l’inventore Leeuwenhoek che le presta il suo microscopio appena costruito. Le sue nozioni di latino le permettono inoltre di leggere Swammerdam, che classifica gli insetti secondo le loro varie forme di metamorfosi. Madre e figlie si mantengono con la produzione di disegni di fiori e insetti sia europei che di paesi esotici, molto apprezzati da ricercatori e amanti della natura. Inoltre avviano un commercio di colori, di animali delle Indie occidentali e di farfalle conservate, che procura loro il futuro marito della figlia Johanna Helena, impegnato in affari con il Suriname.
Sibylla progetta un viaggio per il Suriname, legge testi e lettere di viaggiatori, studia le numerose collezioni private di farfalle che si trovano ovunque, anche nelle trattorie di Amsterdam. Sa che sarà un viaggio faticoso (3 mesi in mare!) e costoso, e comincia a risparmiare. Pare che i suoi ammiratori le possano procurare dei contatti oltremare, ma solo pochi contributi finanziari.

insect of Surinam


Il suo programma scientifico è chiaro: al di là della bella apparenza delle farfalle esotiche che si trovano nelle collezioni, mancano notizie sulle loro piante “ospiti”, sulle loro uova, bruchi e crisalidi. Molti cercano di dissuaderla da questa avventura perché “troppo vecchia” (ha appena 52 anni!) ma lei parte, con Dorothea, ventunenne – prime donne esploratici.
Arrivano in un paese caldo e umido.
Lungo i fiumi, vicino a Paramaribo si trovano grandi piantagioni di zucchero, lavorate da schiavi, che producono immense ricchezze per gli europei. Subito dietro le piantagioni inizia la foresta tropicale, umida, con i fiori che cambiano colore durante il giorno, e scimmie, giaguari, coccodrilli, ragni e scarafaggi. Per potervi lavorare con profitto, le due donne devono adattare le loro tecniche: all’inizio tutto quello che raccolgono ammuffisce o marcisce o viene mangiato da altri insetti. Solo una piccola parte di quella lussureggiante natura può essere osservata e classificata. Scoprono che anche nei tropici i bruchi vivono su una sola pianta ospite. Molti si camuffano, assumono forma e colore di cose morte. Con l’aiuto di schiave nere e indigene, madre e figlia raccolgono, classificano, si spostano faticosamente nella foresta. Le ricerche dei secoli seguenti evidenzieranno qualche errore, ma per l’epoca le classificazioni sono nuove e preziose. Tutti gli schizzi e i disegni saranno perfezionati dopo il ritorno ad Amsterdam.


Sibylla sopporta il clima solo per due anni. Oltre a un attacco di malaria o febbre gialla la inquietano le difficoltà fisiche del lavoro e la minaccia di conflitti tra i paesi europei. Decide di ritornare, in compagnia della figlia e di un’assistente indigena, imbarcandosi su una nave carica di zucchero e legno, con centinaia di barattoli di bruchi vivi, uova, serpenti e altri animali sotto spirito, bulbi di fiori, disegni e diari.
Al suo arrivo la città di Amsterdam organizza in suo onore una mostra di tutta la sua raccolta.
L’ultimo periodo di Sibylla è segnato dalla stesura, produzione ed edizione del libro Metamorfosi Insectorum Surinamensium, con 60 tavole incise su grandi lastre (circa 27×39) secondo i suoi disegni: tre lastre sono incise da lei, per le altre trova tre buoni ma costosissimi incisori olandesi. Alcuni esemplari delle tavole saranno colorati, prima da lei, poi forse dalle figlie e da assistenti. Lei scrive il testo bilingue, in olandese e latino, per assicurarsi un pubblico internazionale. Trattative per un’edizione inglese falliscono, nonostante l’interessamento del farmacista londinese Petiver. Il libro esce nel 1705 e suscita interesse e lodi dappertutto, essendo una delle opere più belle e scientificamente valide dell’epoca; ma nonostante ciò non vende abbastanza da sollevare Sibylla dalle ristrettezze economiche.
Un infarto la indebolisce. Continua a ricevere studiosi e collezionisti da tante parti del mondo, come il borgomastro di Francoforte o il medico dello Zar (mandato dallo Zar stesso).
Sibylla muore nel 1717 a Amsterdam, in povertà, ma confortata da una delle figlie.
Vediamo in dettaglio i suoi libri.
La lingua, prima di tutto. Sibylla pubblica i suoi primi libri in tedesco, anche perché il latino non lo sa ancora; così il libro sui fiori, Neues Blumenbuch, Nürnberg, Graff, 1675/1680 e il libro sui bruchi Der Raupen wunderbare Verwandelung und sonderbare Blumennahrung, Nürnberg, Frankfurt, Leipzig, I 1679, II 1683. Metamorphosi insectorum Surinamensium è scritto in latino e olandese. Più tardi saranno tutti tradotti in olandese, francese, tedesco, inglese, lingue di paesi dove i suoi libri saranno più diffusi.

Come sono fatti:
L’incisione al bulino, combinata con la punta secca secondo dei disegni originali, richiede tempo e pazienza oltre a sensibilità artistica; è faticosa. Ciascuno delle migliaia di bruchi raffigurati andava osservato, nutrito, disegnato, poi il disegno andava colorato, trasformato in incisione, quindi stampata l’incisione (qualche volta si aggiunge un’autografia), e colorata la stampa.
Carta:
Nel Seicento si usa carta francese, olandese e tedesca ricavata da stracci di lino, cotone o canapa bianchi o da da carta riciclata. Il supporto degli acquarelli di Sibylla è nella maggior parte dei casi pergamena, raramente carta.
Dove si trovano oggi:
I volumi completi delle tre grandi opere e i disegni/acquerelli sparsi si trovano nelle grandi biblioteche, nei musei e nei gabinetti delle stampe olandesi, inglesi, francesi, tedeschi, a San Pietroburgo, in parte negli Stati Uniti (soprattutto le ulteriori edizioni).
Una bibliografia meticolosa, anche se un po’ centrata sulle biblioteche di lingua anglossassone e germanica, si trova in E. Reitsma.
Suppongo che ci sarà parecchio materiale anche nelle più importanti biblioteche e collezioni scientifiche italiane, nate dalla passione quasi irrazionale per fiori e insetti che imperversa nell’Europa dell’epoca, ma è difficile saperlo, perché alcune biblioteche, per mancanza di risorse e personale non sono in grado di procedere alla catalogazione e quindi alla conoscenza di tutto quello che possiedono.
Alcuni editori nel XX secolo hanno fatto delle edizioni in facsimile, a cui manca l’aura del originale, ma che permettono l’accesso immediato a un largo 

Rebecca Horn

Sin dagli inizi degli anni ’70, Rebecca Horn ha creato un’opera che costituisce un flusso sempre crescente di spettacoli, film, sculture, installazioni spaziali, disegni e fotografie. L’essenza delle loro immagini deriva dall’enorme precisione della funzionalità fisica e tecnica che usa per mettere in scena ogni volta le sue opere all’interno di uno spazio particolare.Nelle prime esibizioni, le estensioni del corpo, esplora l’equilibrio tra corpo e spazio.

Rebecca Horn

Nei lavori successivi sostituisce il corpo umano con sculture cinetiche che si impossessano della loro vita. I suoi nuovi lavori definiscono e attraversano gli spazi con riflessi di specchi, luce e musica.Gli oggetti utilizzati e realizzati appositamente per le sue installazioni come violini, valigie, manganelli, scale, pianoforti, ventagli di piume, metronomi, piccoli martelli di metallo, bacini neri, macchine a spirale e enormi canalizzazioni costruiscono insieme gli elementi per le sculture cinetiche che vengono liberate dalla loro materialità definita e continuamente trasposta in metafore mutevoli che toccano l’immaginario mitico, storico, letterario e spirituale.Il suo lavoro è legato da una coerenza nella logica; ogni nuovo lavoro sembra svilupparsi rigorosamente dal precedente. Gli elementi possono essere reindirizzati, ma appaiono in contesti divergenti totalmente diversi.Seguendo l’esperienza fisica delle sue esibizioni con estensioni del corpo, maschere e oggetti di piume degli anni ’70 arrivarono le prime sculture cinetiche nei suoi film come The Feathered Prison Fan in Der Eintänzer (1978), o The Peacock Machine in La Ferdinanda (1981) .Negli anni ’80 e ’90 enormi installazioni sono state create e dedicate a luoghi carichi di importanza politica e storica. Con le sue sculture cinetiche, l’artista rilascia e ridisegna il peso del passato su questi spazi fisici: come ad esempio in Concert in Reverse (1997) a Münster, dove una vecchia torre municipale risulta essere un sito di esecuzione per il Terzo Reich: oppure a Vienna, con la Torre del Senza Nome (1994), dove imposta un monumento ai rifugiati provenienti dagli stati balcanici sotto forma di torre con violini meccanici. A Weimar, la città della cultura europea del 1999, il concerto per Buchenwald è stato composto nei locali di un ex deposito di tram. L’artista ha stratificato pareti di cenere lunghe 40 metri dietro vetro, come archivi di pietrificazione. In Mirror of the Night (1998), in una sinagoga abbandonata a Colonia, usa l’energia della scrittura, strutturata per contrastare l’amnesia storica.

Unicorn

Lavorare con energia in questo modo può anche significare impostare la turbolenza della passione come un flusso magnetico nello spazio come vediamo in High Moon (1991) a New York o in El Rio de la Luna (1992) a Barcellona.I sistemi circolatori di pompe di mercurio, energie atmosferiche come strutture sonore o lamenti sonori, metamorfosano in opere recenti in un incorporeity di spazio che è pieno di energia appena generata: in una vecchia chiesa del monastero a Maiorca, in Moon Mirror (2003), l’artista Crea una colonna di energia invisibile ma tangibile che attraversa lo spazio tra uno specchio rotante sul pavimento e un vortice di luce in alto nella cupola.Con l’installazione esterna Spiriti di Madreperla (2002), trasforma la più grande piazza della città, Piazza del Plebiscito a Napoli, in uno spazio circondato dall’energia magnetica. Anelli luccicanti di madreperla si librano in alto sopra la piazza e proprio al di sotto di questi, incastonati tra le pietre acciottolate, i teschi di ghisa (modelli delle cosiddette “capuzzelle” all’interno delle enormi volte sotterranee della città) formano l’energia verticale all’interno del piazza.

La Estrella Hewrida (Barcellona, Spagna) 1991

Qui lo spettatore cammina attraverso l’installazione e diventa parte di questo campo energetico carico in dialogo con la città.Anche il lavoro Light Imprisoned in the Belly of the Whale (2002) fa parte di questo ciclo di installazioni spaziali e luminose. Dai testi vaganti proiettati in una bacinella d’acqua nera, un bastone dorato che scrive nell’acqua e il movimento delle parole intorno allo spazio producono una miriade di nuovi testi e immagini. Rebecca Horn apre distese di spazio, disegnando le sue installazioni in dimensioni che richiedono una ridefinizione. Questi nuovi lavori sono accompagnati dalle composizioni vocali e strumentali di Hayden Chisholm, brani musicali che si combinano con grazia con le installazioni nella loro sottigliezza, fragilità e accenno a ciò che non è indicibile.Ciò che è unico e continuamente nuovo nel lavoro di questo artista è che ogni singola installazione è un passo verso l’abbattere completamente i confini dello spazio e del tempo, aprendo le fenditure a un universo, la cui esistenza possiamo solo percepire.Le opere di Rebecca Horn sono state esposte in mostre personali presso importanti istituzioni internazionali: allo Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden (1981), il M.O.C.A. Los Angeles (1990), il Guggenheim Museum di New York (1993), la Nationalgalerie di Berlino (1994), la Serpentine Gallery di Londra (1994), la Tate Gallery di Londra (1994), la Kestner Gesellschaft di Hannover (1997) e il Carré d ‘Art, Nimes (2000). La mostra più recente – Bodylandscapes – è dedicata ai suoi disegni. Dopo le stazioni di Düsseldorf, Lisbona e Londra, la mostra sarà esposta da settembre a dicembre 2006 nel Martin-Gropius-Bau di Berlino.

Estensione del corpo

L’artista si è distinta in numerose occasioni, contando tra i suoi premi il documenta Prize (1986), il Premio Carnegie per The Hydra Forest, Performing Oscar Wilde (1988), Kaiserring dalla città di Goslar (1992) e Barnett e Annalee Newman Award (2004).

Les Amants